{"id":1426,"date":"2024-10-10T16:00:00","date_gmt":"2024-10-10T14:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/camsugarjournal.com\/?post_type=editorial&#038;p=1426"},"modified":"2024-10-10T18:39:35","modified_gmt":"2024-10-10T16:39:35","slug":"il-design-della-paura","status":"publish","type":"editorial","link":"https:\/\/camsugarjournal.com\/it\/editorial\/il-design-della-paura\/","title":{"rendered":"Il design della paura"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dalle ville di Gio Ponti e Nanda Vigo al Liberty romano di Dario Argento. L\u2019invenzione dell\u2019horror italiano passa soprattutto per il design e l\u2019architettura.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Distinti serial killer neroguantati, dai soprabiti chiari, cappelli a tesa larga e passo svelto nell\u2019oscurit\u00e0. Che film del terrore sarebbe senza questo inconfondibile stilema? E cosa sarebbe il cinema horror senza i suoi It, Jason di Venerd\u00ec 13 e Freddy Kruger?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti (o quasi) capisaldi del nostro immaginario della paura che devono i loro natali al cinema italiano. Un filone, quello horror e Giallo, che ha contribuito soprattutto a una rivoluzione stilistica, capace di cristallizzarsi nel tempo sul piano iconografico e fungere da continua ispirazione per decine e decine di pellicole cult e registi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo ha dichiarato pi\u00f9 volte anche Quentin Tarantino che ne \u00e8 follemente innamorato: Mario Bava \u00e8 stato pioniere di una tecnica che ha saputo portare al cinema del brivido un lirismo prima inimmaginabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non a caso, sua \u00e8 la firma degli effetti speciali de I vampiri, pellicola del 1957 di Riccardo Freda \u2013 con musiche, nomen omen, di Roman Vlad \u2013 considerata la capostipite dell\u2019horror all\u2019italiana. Nel film la maestria di Bava e del truccatore Francesco Freda emerge nella scena del repentino invecchiamento del personaggio interpretato da Gianna Maria Canale, realizzato senza stacchi di camera. Bava, attraverso l&#8217;utilizzo di gelatine colorate applicate davanti all\u2019obiettivo, e sfruttando la diversa quantit\u00e0 di luce filtrata altrimenti invisibile nella pellicola in bianco e nero, riesce infatti ad evidenziare via via i diversi strati di trucco applicati al viso con un risultato terrificante ed inedito per l&#8217;epoca.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"Spotify Embed: PAURA: A Collection Of Italian Horror Sounds From The CAM Sugar Archive\" style=\"border-radius: 12px\" width=\"100%\" height=\"352\" frameborder=\"0\" allowfullscreen allow=\"autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/album\/2aBGD2aaEqc8J6W4dK8Ty6?si=z89kB1j_QsSpy8zD-hRcGQ&#038;utm_source=oembed\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passa appena una manciata di anni e Bava, ormai regista consolidato, nel 1964 dirige <em>Sei donne per l\u2019assassino<\/em>, anche noto con l\u2019elegante titolo internazionale di <em>Blood and Black Lace<\/em>: sangue e pizzo nero. \u00c8 proprio questa sofisticatezza, questo inedito accostamento di violenza e glamour, a innescare la rivoluzione modernista del cinema della paura made in Italy. Non solo Bava spiazza, sbarazzandosi dei vetusti stilemi gotici del cinema dell\u2019orrore e decidendo di ambientare il suo copione in una boutique di alta moda parigina, ma apporta un\u2019altra innovazione fondamentale. Lo suggeriscono i titoli di apertura, dove il jazz di Carlo Rustichelli per CAM scandisce l\u2019incedere della camera tra gli enigmatici manichini di brillante velluto rosso della boutique.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui Bava introduce quella che si potrebbe definire <em>estetica dell\u2019omicidio<\/em>, ovvero la capacit\u00e0 di estetizzare a tal punto le scene sanguinarie da svuotarle di ogni violenza e sadismo, che passano in secondo piano, elevandole a puro e sublime gesto stilistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una lezione che lo stesso Bava aveva gi\u00e0 accennato nel precedente<em> The Girl Who Knew Too Much<\/em> (1963) e che finir\u00e0 per ispirare due altri maestri del genere, l\u2019italiano (ma globalmente riconosciuto) Dario Argento e John Carpenter.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda grande intuizione di Bava \u00e8 quella di delineare l\u2019uniforme dell\u2019assassino in impermeabile, cappello e volto occultato, uno stilema oggi inconfondibile, ma prima di allora mai visto. Sono queste le iconografie che insieme al trillo del telefono, al riflesso della lama del coltello nel buio, ai passi felpati e premonitori dei gatti neri, agli occhi sgranati dal terrore e alle inconfondibili grida di aiuto-disperazione contribuiscono a delineare il design coerente ed innovativo dell\u2019horror tricolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla tecnica cinematografica, \u00e8 senza dubbio la cifra del gusto italiano&nbsp; \u2013 che si tratti di moda e costumi o design e interni \u2013 a distinguere e rendere tutt\u2019oggi amato il nostro horror. Un elemento che va di pari passo con la volont\u00e0 di sceneggiatori e registi di attualizzare il cinema della paura anche nelle tematiche. Il soprannaturale delle leggende popolari si amalgama infatti con la cronaca nera, introducendo nel genere sadismo, perversione e morbosit\u00e0. L\u2019assassino non \u00e8 pi\u00f9 un personaggio del passato, ma l\u2019insospettabile vicino che diventa serial killer. Analogamente, l\u2019ambientazione da gotica diventa metropolitana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio l\u2019equilibrio che dalla fine degli anni \u201960 si verr\u00e0 a creare tra la dimensione gotica e quella modernista a stabilire una delle cifre esclusive e pi\u00f9 amate dell\u2019horror e Giallo italiano.&nbsp;Un equilibrio che si riscontra anche nelle colonne sonore di questi film, sempre in tensione tra la sperimentazione contemporanea della psichedelia pi\u00f9 fuzzy, dei vocalizzi eterei dell\u2019easy listening e dell\u2019elettronica pionieristica e l\u2019elemento gotico, che si rispecchia nella ripresa di canoni o strumentazioni barocche (clavicembalo) in linea con la musica popolare a cavallo tra \u201960 e \u201970.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"643\" height=\"358\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/cam-sugar-la-notte-che-evelyn-usci-dalla-tomba-nanda-vigo-gio-pointi-lo-scarabeo-sotto-la-foglia.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1431\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/cam-sugar-la-notte-che-evelyn-usci-dalla-tomba-nanda-vigo-gio-pointi-lo-scarabeo-sotto-la-foglia.jpeg 643w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/cam-sugar-la-notte-che-evelyn-usci-dalla-tomba-nanda-vigo-gio-pointi-lo-scarabeo-sotto-la-foglia-300x167.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lo scarabeo sotto la foglia di Gio Ponti e Nanda Vigo \u00e8 protagonista de La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba (1971) di Emilio P. Miraglia.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esempio perfetto, tanto sul piano stilistico che sonoro, \u00e8 <em>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/em>, di Emilio P. Miraglia, regista elusivo che firm\u00f2 anche un altra pietra miliare del genere: <em>La dama rossa uccide sette volte<\/em>; le cui colonne sonore sono entrambe incluse nella raccolta CAM Sugar PAURA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le riprese si dividono in un continuo susseguirsi di ambienti iscrivibili alla tradizione gotica dell\u2019horror e altri che celebrano il gusto del design italiano dei primi anni \u201870, tanto innovativo quanto i film di Miraglia. Tra i set scelti dal regista, c\u2019\u00e8 infatti lo <em>Scarabeo sotto la foglia<\/em>, la villa progettata tra 1964 e 1968 da Gio Ponti e Nanda Vigo nei boschi di Malo, provincia di Vicenza. L&#8217;edificio nacque come progetto offerto da Ponti ai suoi lettori sulle pagine di Domus. Tra questi, il collezionista Giobatta Meneguzzo colse la sfida finanziando i lavori per una residenza privata capace anche di accogliere la sua collezione d\u2019arte. Nanda Vigo, che gi\u00e0 aveva collaborato con il designer e che proprio in quegli anni stava mettendo a punto la sua cifra stilistica, si occup\u00f2 invece degli interni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 una casa unica nel suo genere. Se la forma dell\u2019edificio sposa il tratto affusolato e <em>Lecorbuseriano<\/em> di Ponti, presentando \u2013 come suggerisce il nome stesso \u2013 la silhouette di uno scarabeo con una copertura ellittica a foglia, gli interni sono un manifesto dello stile Vigo. Le piastrelle in Gres 20cmx20cm rigorosamente bianche creano un effetto straniante e avvolgente, ulteriormente esaltato dagli ambienti <em>cronotopici<\/em>, ovvero le sculture-superfici ottiche cifra della designer. Il clinico e cinetico candore delle pareti pensate da Vigo \u2013 impreziosite da opere come i fiammiferi della serie <em>Seita<\/em> di Raymond Hains e poi Baj, Schifano, Rotella e Gruppo Zero tra gli altri \u2013 diventano la superficie perfetta per esaltare i contrasti cromatici con gli schizzi di sangue della pellicola. Non stupisce che negli anni a venire altri progetti della designer troveranno applicazione come set per film italiani che sfidavano le percezioni visive e cinematografiche del tempo. Ne sono esempio la <em>Casa Gialla <\/em>ne <em>L\u2019Assassino \u00e8 costretto ad uccidere ancora<\/em> e la <em>Casa Blu <\/em>in <em>Milano rovente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre nel vicentino, a Thiene, \u00e8 sita Villa Ponte Colleoni ovvero il castello che rappresenta la parte gotica delle ambientazioni. Anche qui non mancano gli elementi modernisti come il plastico televisore Brionvega a fare da contrasto con gli opulenti saloni e le scene saffiche, in linea con il revivalismo Sacher-Masoch celebrato dalle popolari riviste proibite dell\u2019epoca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1883\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1439\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-scaled.jpg 2560w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-300x221.jpg 300w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-1024x753.jpg 1024w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-768x565.jpg 768w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-1536x1130.jpg 1536w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-NOTTE-CHE-EVELYN-USCIDALLA-TOMBA-1971-N-2048x1506.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Negli horror italiani il modernismo fa da contraltare alle ambientazioni gotiche della tradizione, come ne La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba (1971).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gusto di Miraglia echeggia nelle prime pellicole di Dario Argento della cosiddetta <em>Trilogia degli Animali<\/em>, che consolideranno definitivamente le peculiarit\u00e0 dello <em>spaghetti horror, <\/em>come lo ribattezzeranno gli americani innamorati del genere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche Argento, come Miraglia e Bava, insegue una medesima tensione tra elementi stilistici. La galleria d\u2019arte del primo omicidio de <em>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/em> e gli interni della villa dei giovani musicisti di <em>4 mosche di velluto grigio <\/em>trovano un contraltare nello stile Liberty e Art Deco che il regista ricerca per evocare atmosfere spettrali ed evocative di un passato maledetto riconducibile alla letteratura gotica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Argento ricerca questi stilemi nell\u2019edilizia di Torino \u2013 citt\u00e0 esoterica per eccellenza \u2013 per esempio in Villa Scott di Pietro Fenoglio per <em>Profondo Rosso <\/em>(1975), e della sua Roma, nel quartiere eclettico Copped\u00e8. Il progetto incompiuto del\u2019omonimo architetto Gino Copped\u00e8 non a caso \u00e8 pi\u00f9 volte stato impiegato come set nel cinema horror, come ne <em>Il profumo della signora in nero<\/em> (1974) di Francesco Barilli. L\u2019Art Deco torna poi a essere protagonista in <em>Suspiria<\/em> (1977) grazie al set design di Giuseppe Bassan, dove gli elementi di arredo come porte, superfici vetrate e tappeti diventano elementi subliminali e incidenti alla narrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soluzioni progettuali e innovazioni stilistiche che celebrano la liaison del nostro horror con il design modernista e, soprattutto, la volont\u00e0 di svuotare la violenza dalle connotazioni pi\u00f9 sadiche, elevandola a opera stilistica assoluta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAURA_DELUXE_COMPLETA_NOBG.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1429\" style=\"width:645px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAURA_DELUXE_COMPLETA_NOBG.png 1000w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAURA_DELUXE_COMPLETA_NOBG-300x300.png 300w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAURA_DELUXE_COMPLETA_NOBG-150x150.png 150w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAURA_DELUXE_COMPLETA_NOBG-768x768.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-fe48e5de wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button has-custom-width wp-block-button__width-50 has-custom-font-size has-medium-font-size\"><a class=\"wp-block-button__link has-vivid-red-background-color has-background wp-element-button\" href=\"https:\/\/camsugarmusic.com\/products\/paura-deluxe-box\">ACQUISTA PAURA (DELUXE)<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Immagine di apertura: Sei donne per l&#8217;assassino (1964), Mario Bava, frame dal film.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalle ville di Gio Ponti e Nanda Vigo al Liberty romano di Dario Argento. 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