{"id":362,"date":"2024-04-17T11:50:14","date_gmt":"2024-04-17T09:50:14","guid":{"rendered":"https:\/\/camsugarjournal.com\/?post_type=editorial&#038;p=362"},"modified":"2024-05-08T13:09:18","modified_gmt":"2024-05-08T11:09:18","slug":"fellini-the-american","status":"publish","type":"editorial","link":"https:\/\/camsugarjournal.com\/it\/editorial\/fellini-the-american\/","title":{"rendered":"Fellini, l&#8217;americano"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Da Disneyland alla pop art, il regista ha avuto un tacito ma intenso rapporto con gli Stati Uniti. Lo raccontiamo in occasione del sessantesimo anniversario dell\u2019Oscar a 8 \u00bd.&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una sera di febbraio mi trovavo in compagnia, di fronte a un bicchiere di vino. La conversazione si \u00e8 spostata su un signore molto amabile, cortese, irripetibile, che non esiste pi\u00f9 da un pezzo: Federico Fellini. Lo spunto veniva proprio da questo articolo che avete iniziato a leggere e a cui avevo lavorato tutto il pomeriggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019articolo \u2013 raccontavo alla persona seduta di fronte a me \u2013 intendeva partire da un episodio, ovvero la visita di Federico Fellini a Disneyland, in occasione dell\u2019Oscar che gli venne assegnato nel 1957. Disneyland era stata aperta da giusto un paio di anni. Insieme alla moglie Giulietta Masina, Anthony Quinn e il produttore Dino De Laurentiis, Fellini era volato a Los Angeles il 27 marzo. Il 5 aprile avevano preso un volo di ritorno per l\u2019Italia. Avrei voluto abbozzare un\u2019ipotesi e provare a capire se qua e l\u00e0 esistevano tracce di un\u2019influenza, diciamo, \u201camericana\u201d dentro l\u2019opera di Fellini, forse proprio a partire dalle sensazioni e dalle impressioni registrate in quel viaggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La persona seduta all\u2019altro capo del tavolo ha posato il bicchiere, ci ha pensato un po\u2019, poi ha messo a fuoco un ricordo: \u201cMa certo, ma certo che esiste un\u2019influenza americana. Pensa al grande cartellone pubblicitario che appare in <em>Boccaccio \u201870.<\/em> Non ricordi? Lo hai visto quel film? Hai presente il cartellone pubblicitario enorme, quello con Anita Ekberg sdraiata, col seno mezzo di fuori, che reclamizza la marca di latte? Quel cartellone non \u00e8, col suo gigantismo esasperato, un vero e proprio pezzo di pop art? Non \u00e8 America allo stato puro?\u201d. Ma ovviamente, ho pensato, \u00e8 proprio cos\u00ec. \u00c8 America allo stato puro.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\" id=\"verticalimage\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"742\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/dev.andreamantegazza.it\/camsugar\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/boccaccio-70-anita-ekberg-federico-fellini-1962-cam-sugar-journal-742x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-60\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/boccaccio-70-anita-ekberg-federico-fellini-1962-cam-sugar-journal-742x1024.webp 742w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/boccaccio-70-anita-ekberg-federico-fellini-1962-cam-sugar-journal-217x300.webp 217w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/boccaccio-70-anita-ekberg-federico-fellini-1962-cam-sugar-journal-768x1061.webp 768w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/boccaccio-70-anita-ekberg-federico-fellini-1962-cam-sugar-journal.webp 869w\" sizes=\"auto, (max-width: 742px) 100vw, 742px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il cartellone pubblicitario ne Le tentazioni del Dottor Antonio, tratto da Boccaccio 70 (1962) suggerisce le influenze del consumerismo americano e della pop art sull\u2019opera di Fellini.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Boccaccio \u201870, <\/em>film a episodi a cui aveva partecipato anche Fellini,era uscito nel 1962 e nel 1962, guarda caso, inaugurava alla Sidney Janis Gallery di New York una mostra importante, la <em>International Exhibition Of The New Realists<\/em>, dove vennero presentati i lavori di alcuni futuri maestri della pop art, come James Rosenquist, Andy Warhol, Jim Dine, Charles Oldenburg e Roy Lichtenstein. Il cartellone pubblicitario di Fellini rientrava a pieno titolo nello zeitgeist che dall\u2019altra parte del mondo aveva ispirato la nascita di una nuova estetica e di un nuovo sentire americano. La mia inchiesta si poteva dire conclusa: non solo l\u2019America aveva fecondato l\u2019immaginazione di Fellini, ma si pu\u00f2 dire che Fellini aveva intuito, compreso e fatto proprio tutto il potenziale simbolico e fantastico del linguaggio pop pubblicitario, nella versione titanica e metropolitana della maxi-affissione. Nello stesso momento un gruppetto di artisti americani scopriva la seduzione degli oggetti prodotti in serie, del packaging, dei loghi commerciali e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1987, nel corso di una lunga intervista tv, Federico Fellini aveva riflettuto sul suo rapporto con gli Stati Uniti e con l\u2019immaginario americano. All\u2019epoca aveva 67 anni. Il tono della voce si era fatto pi\u00f9 soave, confidenziale e malinconico del solito. Con un pizzico di rimpianto, Fellini si era confessato anche sul tema dell\u2019America e delle suggestioni che scaturivano dalle sue strade e dalle sue citt\u00e0: \u201cLe seduzioni infinite e continue di un paese come l\u2019America [\u2026] sembra un set fatto apposta per me, circense, fantascientifico [\u2026] molto seducente dal punto di vista figurativo\u201d. Dunque la ricettiva e poliposa psiche di Fellini era stata spesso attratta dall\u2019America, anche se in America non aveva mai girato un film, nonostante le proposte non fossero mancate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fellini aveva ottenuto il suo primo Oscar con il film <em>La strada,<\/em> nel 1957. La cerimonia, presentata da Jerry Lewis, si era tenuta nella sala art deco dell\u2019RKO Pantages Theatre. Alla serata erano presenti star come Yul Brynner, Cary Grant e Anna Magnani. Durante una festa Giulietta Masina aveva incrociato Clark Gable. Con candore degno di Gelsomina, il personaggio interpretato per <em>La strada<\/em>, Giulietta aveva chiesto all\u2019attore di <em>Via col vento <\/em>un autografo. Clark Gable, il grande seduttore romantico, il divo che aveva pronunciato la celebre e impertinente battuta \u201cFrankly, my dear, i don\u2019t give a damn\u201d, le aveva risposto: \u201cStasera sono io a dover chiedere l\u2019autografo a te\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"951\" height=\"961\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-315\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965.jpeg 951w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-297x300.jpeg 297w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-768x776.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 951px) 100vw, 951px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Federico Fellini, Giulietta Masina e Sandra Milo durante le loro visita a Disneyland in occasione degli Academy Awards del 1964.\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella settimana trascorsa a Los Angeles, Fellini era stato corteggiato da alcuni produttori. Erano arrivate offerte da 150.000 e 200.000 dollari. De Laurentiis ne aveva parlato con la stampa: c\u2019erano stati degli incontri, s\u00ec, ma Fellini non aveva avuto nessuna voglia di rendersi disponibile e mettersi subito al lavoro, per lo meno non nell\u2019immediato, dato che \u201ca Fellini\u201d, disse De Laurentiis, \u201cpiace studiare e lavorare sui soggetti e vivere nell\u2019ambiente descritto\u201d. Nell\u2019intervista tv del 1987, forse Fellini era tornato con la memoria ai giorni trascorsi in California. L\u2019imperfetta conoscenza della lingua lo aveva sempre fatto sentire insicuro. Cos\u00ec aveva confessato al giornalista. Poi aveva aggiunto che una volta, a un produttore americano che lo aveva avvicinato, aveva detto che un film tratto da un racconto americano, magari di Raymond Chandler o di Dashiell Hammett, si sarebbe anche potuto fare, ma a condizione di ricostruire l\u2019America nella comfort zone di Cinecitt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fellini metter\u00e0 in scena il suo dilemma nel penultimo film, <em>L\u2019intervista<\/em>, uscito nel 1987, trasposizione molto libera di <em>America<\/em>, il romanzo di Franz Kafka. <em>L\u2019intervista<\/em>, che si serve dell\u2019espediente del film nel film, \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019ennesima autobiografia di Fellini. L\u2019America affiora qua e l\u00e0 nel Teatro 5 di Cinecitt\u00e0, mentre le cascate delle Marmore, in provincia Di Terni, servono a evocare quelle ben pi\u00f9 famose del Niagara.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una scena Fellini siede dietro una scrivania, all\u2019interno di un ufficio. Di fronte a lui ci sono i collaboratori, che trafficano in punti diversi della stanza. C\u2019\u00e8 chi sfoglia i provini fotografici degli attori, sparsi sopra un tavolo, e c\u2019\u00e8 chi, stravaccato su un divano, \u00e8 immerso nella lettura de <em>l\u2019Unit\u00e0,<\/em> il quotidiano del PCI. Fellini li prova a convincere: \u201cBastano pochi elementi scenografici per dare l\u2019atmosfera di una strada americana\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<iframe style=\"border-radius:12px\"src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/album\/7IlS20gTDU9G9C5WIwHwew?utm_sour ce=generator\" width=\"100%\" height=\"352\" frameBorder=\"0\" allowfullscreen=\"\" allow=\"autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture\" loading=\"lazy\"><\/iframe>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film premio Oscar <em>La strada, <\/em>scritto da Fellini insieme a Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano, non piacque per niente alla critica militante, perch\u00e9 il film si discostava dalla causa neorealista, perch\u00e9 piegava verso la favola ed era credulo e indulgente nei confronti del mondo magico e zingaresco dei clown. A Venezia era stato bersagliato da una durissima contestazione, specialmente da parte di un gruppo di tifosi del marxista Luchino Visconti. Una ragione in pi\u00f9 per credere che Fellini, durante i giorni trascorsi a Los Angeles, osserv\u00f2 l\u2019America con uno sguardo esclusivamente suo e con occhi privi dello schematismo tipico dell\u2019intellettuale engag\u00e9 del tempo, lasciandosi perci\u00f2 affascinare dall\u2019America pi\u00f9 immaginifica e mercantile, quella delle pubblicit\u00e0 e dei neon, quella ludica e fantascientifica dei luna park, quella delle strade percorse dalle grandi cilindrate dal design fantasmagorico, quella delle dive dalle chiome color platino e dei cowboy seduti nei diner, con i mirabolanti cappelli Stetson dalle ampie falde. Del resto Mastroianni in <em>8 1\\2<\/em> indosser\u00e0 un copricapo molto esotico, praticamente da cowboy, cos\u00ec come ne <em>La dolce vita<\/em> si esibir\u00e0 Adriano Celentano, uno dei principali mediatori dello stile rock\u2019n\u2019roll in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Delle ore trascorse da Fellini a Disneyland non si sa granch\u00e9. Il parco era stato aperto nel 1955. Walt Disney in persona accolse Fellini, questo \u00e8 noto, in compagnia di una banda musicale che suon\u00f2 le musiche scritte da Nino Rota per <em>La strada<\/em>. \u00c8 possibile che Fellini, prima di veder apparire Walt Disney e la banda, sia stato accolto all\u2019ingresso del parco da una mascotte in abito da Campanellino, secondo la liturgia prevista per i turisti a Disneyland. Poi senz\u2019altro Fellini avr\u00e0 fatto visita al castello della bella addormentata nel bosco, avr\u00e0 ammirato il totemico razzo spaziale, la giostra con le tazze da t\u00e8 e forse avr\u00e0 incrociato un gruppo di figuranti travestiti da nativi indiani, simili a quelli che trent\u2019anni dopo compariranno in una scena de <em>L\u2019intervista<\/em>. Esistono altre due testimonianze di ulteriori visite di Fellini a Disneyland. La prima \u00e8 una foto a colori, scattata nel 1964 a Disneyland: Fellini, Giulietta Masina e Sandra Milo.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"533\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-533x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-318\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-533x1024.jpg 533w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-156x300.jpg 156w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-768x1474.jpg 768w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-800x1536.jpg 800w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-1067x2048.jpg 1067w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/cam-sugar-journal-fellini-americano-il-tempo-1964-scaled.jpg 1334w\" sizes=\"auto, (max-width: 533px) 100vw, 533px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giulietta Masina, Sandra Milo e Jackie Rogers posano di fianco alla statua di Mark Twain in un ristorante all\u2019interno dell\u2019Empire State Building. Tempo, Aprile 1964.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I tre si trovano in California per il terzo Oscar di Fellini, quello assegnato a <em>8 1\\2<\/em>. Alle loro spalle c\u2019\u00e8 il produttore Angelo Rizzoli. Manca invece lo sceneggiatore Ennio Flaiano, che litig\u00f2 con Fellini mentre facevano scalo a New York. A New York, Fellini, Giulietta Masina e Sandra Milo avevano partecipato all\u2019inaugurazione di un ristorante sull\u2019Empire State Building intitolato a Mark Twain. Masina, la Milo e la modella e stilista Jackie Rogers, che aveva avuto una piccola parte in <em>8 1\\2<\/em>, si erano fotografate accanto alla statua a grandezza naturale di Twain, raffigurato con i baffoni e le mani dentro le tasche della giacca. La Milo era raggiante e Giulietta era malinconica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulle Hollywood Hills di Los Angeles avevano visitato Forest Lawn, un cimitero esclusivo, con tanto di musica in filodiffusione, repliche di Michelangelo e Canova, reclamizzato per strada da grandi cartelli pubblicitari. Slogan: \u201cAnche la morte pu\u00f2 essere bella\u201d. Il dettaglio della tappa non \u00e8 superfluo, visto che in quel periodo Fellini stava girando in gran segreto <em>Giulietta degli spiriti<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra testimonianza arriva invece da <em>Ciao Federico<\/em>, documentario girato sul set del film <em>Satyricon<\/em>. A un certo punto sbuca Roman Polanski, in compagnia della moglie, l\u2019attrice Sharon Tate, in minigonna cortissima, nello stile go-go girl. Polanski sembra l\u2019apprendista stregone felice di aver ritrovato il maestro, tutto scodinzolante e desideroso di compiacere Fellini. \u201cDevi tornare a Disneyland\u201d, dice Polanski. I due erano stati insieme a Disneyland. Poi Polanski specifica che in occasione della sua ultima visita a Disneyland era fatto (\u201cstoned\u201d). Fellini allora commenta che la prossima volta che torner\u00e0 in America passer\u00e0 due settimane a Disneyland. La risposta sembra un po\u2019 insincera. Fellini vuole accontentare Polanski donandogli un po\u2019 della sua attenzione, ma al tempo stesso vuole liberarsene. \u00c8 troppo preso dal lavoro sul set e perci\u00f2 lo congeda: \u201cSo, Roman, i will call you on monday morning\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"948\" height=\"938\" src=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-320\" srcset=\"https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-2.jpeg 948w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-2-300x297.jpeg 300w, https:\/\/camsugarjournal.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/federico-fellini-sandra-milo-giulietta-masina-disneyland-1965-2-768x760.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 948px) 100vw, 948px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Federico Fellini e Giulietta Masina sulle attrazioni di Disneyland, 1964.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una scheggia d\u2019America di quegli anni \u00e8 infilata anche all\u2019interno di uno splendido aneddoto che Fellini confeziona sul momento e regala al giornalista RAI Carlo Mazzarella. Ci troviamo a Cannes, nel 1960, dove Fellini \u00e8 in concorso con <em>La dolce vita<\/em>. I due a quanto pare sono vicini di stanza in albergo. I balconi delle due camere sono proprio l\u2019uno accanto all\u2019altro e l\u2019intervista viene girata cos\u00ec, con l\u2019artista e il giornalista che si parlano da balcone a balcone, di fronte al mare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazzarella domanda a Fellini che cosa ha sognato la notte precedente. Fellini dice di non essere riuscito a dormire, poi, appoggiato alla balaustra, getta un\u2019occhiata in basso, verso la strada, e comincia a inventare una delle sue famose storielle. Fellini: \u201cVedi laggi\u00f9, quei tre canadesi? Sono l\u00ec da un paio d\u2019ore, mi stanno braccando da un paio di giorni [\u2026] poi ieri sera ho incontrato un tipo, credo fosse un marinaio in borghese, che girava con un paio di scarpe da donna infilate nelle tasche posteriori dei pantaloni, e mi ha detto \u00abEh, lei Fellini\u2026\u00bb, in americano, \u00able devo dire che il suo film non mi \u00e8 piaciuto, non condivido le stranezze dei suoi film, non credo che la vita sia cos\u00ec\u00bb. Poi, la cosa pi\u00f9 divertente \u00e8 stata una signora, che aveva un pezzo di naso d\u2019oro. L\u2019ho incontrata stamattina a bordo di una Cadillac e aveva una scimmietta in braccio. Ha fatto fermare la macchina guidata dall\u2019autista. Mi ha detto \u00abLei \u00e8 Fellini?\u00bb, con questo naso scintillante, con una vocetta metallica, \u00abma perch\u00e9 nel suo film non c\u2019\u00e8 neanche una persona normale?\u00bb\u201d. Ancora Fellini non lo sa, ma questa catena di strane apparizioni far\u00e0 da preludio alla sua prima Palma d\u2019oro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Immagine di apertura: Federico Fellini indossa il cappello da cowboy di Marcello Mastroianni, seduto al fianco di Sophia Loren, sul set di 8 \u00bd, 1962.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Disneyland alla pop art, il regista ha avuto un tacito ma intenso rapporto con gli Stati Uniti. 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