La prima colonna sonora techno è stata italiana


Il caso Mattei, composto da Piero Piccioni nel 1972, è un disco pionieristico, che anticipa le intuizioni della musica elettronica che verrà e racconta un lato sconosciuto del compositore. Per la prima volta l’album è reso disponibile in digitale, rimasterizzato dai nastri originali, grazie alla collaborazione tra CAM Sugar e il Piero Piccioni Estate.

Il caso Mattei di Franco Rosi non è un film come tutti gli altri. Esce nelle sale nel 1972, nello stesso anno de La classe operaia va in paradiso. Entrambe le pellicole sono legate da un doppio filo. Il primo è l’attore protagonista, Gian Maria Volontè; il secondo si consolida al Festival di Cannes, dove i film vincono il Grand Prix in ex aequo.

Il successo sulla Croisette fotografa una stagione in cui il cinema italiano – spesso proprio laddove recita Volontè – non ha paura ad esporsi politicamente. 

Affrontare il caso Mattei, con tutte le ombre che continuano a circondarlo a distanza di decenni, non è cosa scontata. Solo pochi anni più tardi, Pierpaolo Pasolini non riuscirà a portare a termine Petrolio, quella che avrebbe dovuto essere la sua opera definitiva, lo scoperchiamento del vaso di Pandora sulle intricate questioni che legavano la scomparsa di Enrico Mattei, con l’Eni, la CIA e lo stato italiano.

A metà tra film e documentario, Il caso Mattei di Rosi risulta ad oggi un film non facilmente reperibile, mai distribuito in DVD. Non poteva certo avere una colonna sonora ordinaria.

“Qua non ci va la solita musica, ma qualcos’altro,” aveva detto a Rosi Piero Piccioni, stupendo il regista. 

Per la colonna sonora de Il caso Mattei, il compositore torinese apre una breccia sul futuro, inaugurando una nuova strada per la musica elettronica applicata al cinema, e non solo.

Piero Piccioni, immagine su gentile concessione del Piero Piccioni Estate.

Le musiche esplorano le possibilità dell’organo. Le frasi suonate all’organo Hammond, incise presso gli Ortophonic Studios (oggi Forums Studios) di Roma, vengono trasformate in ipnotismi attraverso i tape loops. Non mancano, poi, i sintetizzatori. Con Il caso Mattei, Piccioni scavalla la sola musica concreta, innestando sulla tensione compositiva dei beat che anticipano concettualmente quella che oggi definiremmo techno. L’identità delle musiche nasce dalla necessità di accompagnare la tensione giornalistica dell’inchiesta di Rosi, in equilibrio tra certezze ed incertezze. La proto-techno di Piccioni è analogica e organica, facendo – come da tradizione del cinema italiano del tempo – di necessità virtù. E che virtù. 

D’altronde, in quella stagione del cinema e delle colonne sonore, fatta di tecnici di studio in camice bianco e compositori distinti, in compiti abiti scuri come ministri della Democrazia Cristiana, il gusto per la sperimentazione, per pionieristici viaggi sonori e, addirittura per l’esoterico, era frequente. 

Ricordano Jason Piccioni, figlio di Piero, e il compositore Nicola Vicidomini come il maestro fosse un estimatore di John Cage, di Pierre Henry e Pierre Schaeffer; della musica concreta e del discorso che in Italia veniva portato avanti da Ennio Morricone, Egisto Macchi e Franco Evangelisti con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. Il caso Mattei è infatti una colonna sonora che deriva dalle frequentazioni di Piccioni dell’IRCAM di Parigi e dell’Istituto di Fonologia Musicale RAI di Milano, sorta di corrispettivo italiano del BBC Radiophonic Workshop londinese, fondato da Bruno Maderna e Luciano Berio.

Ma ci sono anche gli ascolti di compositori classici come Ravel, Stravinskij e Debussy, che ne avevano plasmato la visione musicale sin dall’infanzia. 

A differenza di molti altri compositori di musica per immagini popolari tra i ‘60 e i ‘70, Piccioni era autodidatta. Si era infatti formato improvvisando, a partire dall’età di tre anni, al pianoforte sui dischi in casa dello zio, a Torino. Sarebbe poi arrivato l’amore per il jazz, la divulgazione del genere dai microfoni di radio Rai, e l’Orchestra 013, il primo ensemble di musica sincopata a suonare a Roma all’indomani della liberazione.

Locandina promozionale inglese per Il caso Mattei, 1972.

“Papà aveva dei dischi dei Kraftwerk in casa, ma dischi successivi. Nel ‘72 svilupparono intuizioni simili allo stesso tempo,” ricorda Jason.

La colonna sonora de Il caso Mattei esce, infatti, contemporaneamente a Kraftwerk 2, album con cui i tedeschi si tagliano i capelli e lasciano il rock alle spalle. Un disco che, a distanza di anni, continua ad essere additato come seminale per l’identità della musica elettronica.

Si parla meno, invece, meno dell’opera di Piccioni, che finalmente può ora essere riscoperta, grazie ai nastri originali provenienti dall’archivio del compositore e da cui sono tratte le incisioni rimasterizzate che formano la prima uscita ufficiale in digitale della colonna sonora. La prima a presentare, inoltre, anche le singole tracce, con i titoli così come pensati da Piccioni. Un modo per potersi calare il più possibile nel processo creativo dietro a una delle colonne sonore più ambite, complesse e affascinanti del cinema italiano.

Non è un caso che questa fascinazione duri nel tempo. Lo sottolinea l’influenza che sia il film di Rosi che le musiche di Piccioni hanno avuto su The Phoenician Scheme, il nuovo lungometraggio di Wes Anderson, in sala dal 29 marzo.

Il caso Mattei [di Piccioni] è stato un’ispirazione, la Stella Polare per capire come la colonna sonora avrebbe dovuto svilupparsi,” ha raccontato al CAM Sugar Journal Randall Poster, music supervisor di The Phoenician Scheme e stretto collaboratore di Wes Anderson sin dai tempi di Rushmore.

Sui nastri provenienti dall’archivio Piccioni, le musiche de Il caso Mattei sono incise a fianco di quelle per ​​Il Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste, convenzionata con le mutue, come a voler implicitamente sottolineare che oltre alle sambe, a Sordi e alle commedie c’è stato molto di più nella carriera del compositore. 

Con Il caso Mattei, all’alba dei ‘70, emerge un Piccioni visionario, come già aveva fatto intuire nel precedente decennio con l’esplorazione di sonorità psichedeliche, come nel capolavoro Camille 2000, fondamentale per il trip hop che sarebbe poi venuto.

Analogamente a Il caso Mattei, vale la pena ricordare altri due episodi (solo in apparenza minori) in cui Piccioni si confronta con la musica concreta e assoluta. Sono le musiche del documentario L’alba dell’uomo (1975) di Folco Quilici e quelle per il balletto Inan, opera teatrale mitologico-esoterica messa in scena a Palermo e che affronta il viaggio della dea assira Inanna/Ishtar nel Kur, gli inferi, alla ricerca della sorella Ereshkigal. Ma questa, in tutti i sensi, è un’altra storia.

Il caso Mattei di Piero Piccioni è disponibile rimasterizzato dai nastri originali su tutte le piattaforme digitali dal 28 maggio.

Immagine di apertura: locandina promozionale inglese per Il caso Mattei, 1972.

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