“Il cinema ha fatto accettare l’elettronica al grande pubblico.” Danz MC di Synth History racconta il viaggio alla scoperta dell’elettronica pionieristica del catalogo CAM Sugar con Synth Utopia Vol.2
In occasione dell’uscita del secondo volume della serie di album digitali CAM Sugar Synth Utopia, la fondatrice e curatrice della rivista e piattaforma culturale Synth History approfondisce l’eredità duratura delle proto-colonne sonore elettroniche del cinema italiano e francese.
Molto prima che i sintetizzatori diventassero elementi imprescindibili della musica contemporanea, le loro prime oscillazioni stavano già ridefinendo il vocabolario emotivo del cinema. Tra la fine degli anni Sessanta e l’intero decennio degli Ottanta, i cineasti ed i compositori italiani e francesi guardarono all’elettronica – ancora lungi dall’essere codificata – non come semplice novità, ma come un modo per ampliare l’architettura stessa del racconto. Le loro coraggiose intuizioni plasmarono futuri che ancora non esistevano, dipingendo paesaggi psicologici e dando voce a mondi sospesi tra reale e immaginario. È in questo crocevia fertile di sperimentazione che prende forma Synth Utopia Vol. 2, il nuovo capitolo della serie di album digitali CAM Sugar. Dopo la curatela del primo volume ad opera di Machinedrum, per questo secondo appuntamento, abbiamo invitato Synth History a esplorare l’archivio e mettere insieme una tracklist capace di raccontare come i primi synth, nelle mani di compositori visionari e spesso dimenticati, si siano trasformati in veri e propri motori narrativi.
Fondata nel 2020 dalla musicista, produttrice, compositrice, curatrice e discografica Danz CM, Synth History è una rivista indipendente, oltre che un sito, un podcast e una piattaforma curatoriale dedicata ai pionieri – storici e contemporanei – del mondo dei sintetizzatori, celebrata per il suo approccio editoriale meticoloso e dal forte taglio visivo. Oltre all’attività editoriale, Synth History collabora con istituzioni come Criterion Channel, Moog Music e Native Instruments, e cura la serie di proiezioni Iconic Scores a Los Angeles, New York e Chicago. Per l’occasione, la fondatrice di Channel 9 Records – etichetta boutique dedicata a edizioni fisiche in tiratura limitata – ha anche realizzato anche uno speciale remix di “Sette ragazze di classe” di Fabio Frizzi, tratto dal catalogo CAM Sugar.
La profonda comprensione di come tecnologia, musica e cinema si intrecciano rende Synth History la guida ideale per addentrarsi nell’esplorazione dell’eredità elettronica del repertorio CAM Sugar.
Cam Sugar Journal: Qual è stata la scintilla che ti ha guidata nella costruzione della tracklist?
Danz CM: La scintilla è arrivata direttamente dal materiale stesso!
CSJ: Quando si parla di musica elettronica e synth-oriented, l’Italia e il suo cinema non sono necessariamente le prime cose che vengono in mente. Eppure hanno lasciato un’eredità duratura e spianato la strada a molti artisti e album seminali. Che cosa ti ha affascinato maggiormente mentre esploravi il catalogo CAM Sugar?
DCM: Ci tenevo soprattutto mettere in luce alcuni dei primi lavori di compositori che in seguito sarebbero diventati nomi familiari. Tutti sanno che Ennio Morricone ha composto la colonna sonora della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, di The Hateful Eight di Tarantino, de La cosa di John Carpenter, e così via. Ma quanti sanno che ha iniziato componendo per l’erotica degli anni ’70 (Quando la preda è l’uomo, 1972)? Molti dei brani presenti in Synth Utopia Vol. 2 provengono proprio da film erotici – incluso il remix di Sette ragazze di classe, un film in cui sette donne decidono di giocare a sedurre quanti più uomini aristocratici possibile! Troverete anche un brano degli esordi di Vangelis da La Fête sauvage, un documentario naturalistico del 1975 che ha musicato prima del suo successo internazionale come compositore. Solo pochi anni dopo avrebbe creato uno dei temi più celebri di sempre, nel 1981, per Chariots of Fire, e l’anno successivo avrebbe scritto la colonna sonora di Blade Runner, tra le altre cose. È affascinante ascoltare da dove sono partiti — così come scoprire altri compositori le cui registrazioni potrebbero essere rare o mai ascoltate prima.
CSJ: A partire dagli anni ’60, il cinema ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare il percorso della musica elettronica. In che modo pensi che la settima arte abbia favorito – forse più di qualsiasi altro ambito – lo sviluppo di una musica così visionaria?
DCM: Il cinema riunisce tutte le altre forme d’arte, ed è per questo che è così speciale. Per quanto riguarda il suo ruolo nei primi giorni della musica elettronica, penso che all’epoca le persone fossero molto diffidenti verso i sintetizzatori, e che fosse utile introdurre questi nuovi suoni attraverso un mezzo che già conoscevano e di cui si fidavano. Forse alla fine degli anni ’60 il pubblico non avrebbe comprato di propria iniziativa un disco elettronico realizzato interamente con un synth Moog, ma sarebbe andato a vedere un film e sarebbe stato esposto ai sintetizzatori senza accorgersene — e in quel processo avrebbe imparato ad accettarli, anche solo a livello subconscio. Il cinema ha contribuito a far sì che un pubblico di massa prendesse sul serio i sintetizzatori e la musica elettronica.

Danz MC, fondatrice di Synth History, è la curatrice di Synth Utopia Vol.2
CSJ: Nella tracklist compaiono brani cult ma anche molte tracce e compositori più oscuri. Durante la ricerca, c’è stato qualcuno di questi maestri italiani meno conosciuti che ti ha colpita in modo particolare o che hai rivalutato sotto una nuova luce?
DCM: Come sapete meglio di me, è un archivio vastissimo da esplorare. Sono rimasta particolarmente colpita da Marcello Giombini. Per non farmi influenzare nel percorso di scelta, ho pre-selezionato molti brani senza prima guardare il nome del compositore: inconsciamente mi è capitato di scegliere proprio diverse sue composizioni.
CSJ: Sebbene tutti i brani selezionati siano legati dalla presenza dei sintetizzatori, ci sono più generi in dialogo in questa playlist – dalle composizioni più eteree ad altre di matrice funk o disco. Potresti spiegarci come il synth è stato in grado di adattarsi e plasmare molteplici scenari narrativi?
DCM: Molti strumenti hanno un tono già ben definito. Per esempio, quando si ascolta un pianoforte o una chitarra acustica, l’atmosfera creata diventa subito riconoscibile, più o meno è sempre quella. Con un sintetizzatore puoi passare dalla musica classica a qualcosa di più etereo o fantascientifico, fino a sonorità più ballabili. Hai molto più controllo su come suona un synth rispetto a qualsiasi altro strumento, forse solo con l’eccezione della voce umana; ed è proprio questa capacità speciale a permettere ai sintetizzatori di essere usati in così tanti stili musicali e cinematografici diversi. Il sintetizzatore è unico perché non è vincolato da un’identità storica intrinseca. Agli inizi era associato a temi ‘futuristici’, effetti sonori e simili, ma alla fine si è emancipato da questa idea grazie ai compositori pionieristici presenti anche in questo album.
CSJ: La playlist mette in luce anche l’influenza europea nel dialogo tra scuole elettroniche diverse. Che ruolo hanno avuto Italia e Francia nel definire una sensibilità elettronica propria, distinta da quella anglosassone o tedesca?
DCM: L’Italia ha avuto produttori di synth molto all’avanguardia come Crumar, Elka e SIEL, oltre a compositori come Morricone, Bruno Nicolai, Marcello Giombini e i Goblin che sperimentavano con i sintetizzatori in film horror, gialli, erotici e di fantascienza, conferendo alla musica elettronica una funzione emotiva e narrativa. In Francia, invece, la musica elettronica tendeva maggiormente verso l’astrazione e il minimalismo, influenzata dalle tecniche della musique concrète e dalla sperimentazione in studio. Entrambi i paesi hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la storia più ampia della musica elettronica, ciascuno in modi distintamente cinematografici ed espressivi.
CSJ: Oltre a curare la tracklist, per l’occasione, hai anche realizzato uno speciale remix di “Sette ragazze di classe” di Fabio Frizzi. Cosa ti ha portato a scegliere quel brano? Puoi guidarci nel processo creativo?
DCM: Il brano mi ha colpita immediatamente e mi ha fatto nascere delle idee in testa. Per il remix, ho voluto andare in una direzione da Italo disco anni ’70. Ho aggiunto un nuovo assolo di Minimoog, un basso Minimoog, ed una batteria acustica. Volevo che suonasse ‘nuovo’, ma comunque in qualche modo fedele all’epoca.
Ascolta anche il primo capitolo di Synth Utopia, a cura di Machinedrum: un’esplorazione del repertorio protoelettroico del catalogo di colonne sonore e library music CAM Sugar.
CSJ: Synth History lavora spesso sull’intreccio tra musica, cultura e tecnologia. Quali strumenti, sintetizzatori o approcci tecnici emergono come peculiarmente italiani e come ‘protagonisti invisibili’ di questa selezione?
DCM: In molti casi, le macchine esatte utilizzate nelle colonne sonore sono difficili da individuare in modo formale attraverso le note di copertina, ed è anche questo a renderle così misteriose ed affascinanti. Ma è molto probabile che siano stati impiegati organi e string machine di produzione italiana, i primi sintetizzatori analogici, insieme a tecniche di studio basate sui tape loop. Synth come l’Elka Synthex erano leggendari. Crumar era un protagonista di primo piano. Lo stesso vale per molti synth analogici e string machine dell’epoca.
CSJ: Molte colonne sonore elettroniche sono nate da esigenze narrative specifiche. Quanto incide, secondo voi, il rapporto tra immagine e suono nella percezione di questi brani oggi, ascoltati fuori dal contesto filmico?
DCM: Quando si ascoltano oggi questi brani al di fuori del loro contesto cinematografico, non richiedono necessariamente di immaginare il film da cui provengono. Creano invece una loro immaginazione interna. Allo stesso tempo, però, il suono di queste registrazioni porta inevitabilmente con sé l’atmosfera di quell’epoca: per via dei synth utilizzati, del nastro, del rumore della stanza, delle imperfezioni, delle tendenze stilistiche delle colonne sonore dei film stessi.
CSJ: Curare una playlist d’archivio significa anche restituire un senso di contemporaneità a materiali storici. In che modo pensate che queste composizioni pionieristiche parlino al pubblico attuale dell’elettronica?
DCM: C’è una crudezza e un’imprevedibilità in queste prime registrazioni che, secondo me, è davvero importante che le nuove generazioni tengano a mente. All’epoca la tecnologia aveva molti limiti. La manipolazione manuale, l’instabilità dei primi synth: tutto questo si percepisce nel suono. Credo che queste registrazioni parlino ancora oggi al pubblico della musica elettronica — o a qualsiasi appassionato di musica e cinema — perché possiedono un carattere inconfondibile. Sembrano come un’istantanea analogica del suono in un momento preciso della storia.
Synth Utopia Vol.2 è ora disponibile su tutte le piattaforme digitali
Immagine di apertura: la musicista, produttrice, compositrice, curatrice e fondatrice dell’etichetta discografica Channel 9 Records Danz CM. Sua è la curatela per CAM Sugar di Synth Utopia Vol.2. Crediti: Johann Flash.
