Caro Riz… La lettera di Pupi Avati per i 100 anni di Riz Ortolani
Il regista bolognese ha affidato al CAM Sugar Journal una lettera nel giorno in cui Riz Ortolani avrebbe compiuto 100 anni. Un ricordo intimo e toccante, che racconta un’amicizia che andava oltre il sodalizio nella sala di montaggio e che ha visto Avati e Ortolani collaborare a straordinarie pellicole, come Festa di laurea, Zeder, Gita scolastica, Ultimo minuto e Storia di ragazzi e di ragazze.
Caro Riz,
Provo un certo disagio nello scriverti, non avendolo in realtà mai fatto nei tanti anni del nostro sodalizio. Tuttavia, la comunicazione fra noi è stata ricca, profonda, mai banale, incentrata sui grandi problemi che la creatività aiuta ad affrontare.
Tutto si dipartiva dal film al quale stavamo lavorando per poi estendersi in un oltre in cui gli amici, quelli che lo sono veramente, si confidano le sconfitte, arrivando ad un livello di intimità che non raggiungerai più con nessuno. E così è stato con te nei tanti pomeriggi in moviola, o davanti alla tastiera del tuo pianoforte.
L’amicizia musicale, per noi fu così. Citare un musicista – la tua conoscenza del mondo classico era sterminata – per assumere come paradigma un momento di una ouverture, di un adagio o qualsiasi altro passaggio in cui quell’autore si era del tutto disvelato nella sua originalità. Quando stavo girando un film, dal titolo Storia di ragazzi e di ragazze, ti suggerii di ispirarti ad Alban Berg rendendoti felice, così come al Parsifal wagneriano per L’amico d’infanzia o ai corni della settima di Bruckner per Una gita scolastica.
La mattina in cui ho ‘saputo’, ho avuto la sensazione di dover correre da te. Percorsi incautamente a una velocità senza senso quei chilometri che uscendo dalla periferia romana ti immettono sull’Aurelia. Cosa serviva ormai quella velocità, per giungere alla conclusione di un rapporto senza speranza? Sarebbe stato l’ultimo di quella centinaia di viaggi che avevo fatto per raggiungerti nella tua sontuosa villa di Tarquinia, seduto al pianoforte, le mani tremanti dalla tensione.
Eri un autore che al di qua e al di là dell’oceano aveva vinto tutto, tuttavia attendevi il mio giudizio sul tema conduttore del film a cui stavamo lavorando con la trepidazione di un neofita. Di un insicuro. Lo so da tempo che l’aspetto che preferisco nelle persone è la loro insicurezza. E tu avevi continuamente bisogno di essere rassicurato, sull’avere colto del tutto il senso del nostro lavoro.
Quella maledetta mattina non mi attendevi al pianoforte ma adagiato fra i fiori all’interno di una bara. Solo la tua Katyna ti era accanto, al centro di quell’enorme ambiente. Lei cercava di sorridermi, di comunicarmi quanto fosse capace di sopportare l’enorme ingiustizia che stava patendo. Nella trentina d’anni che avevo trascorso collaborando con te, mai, dopo aver individuato il tema che ci convinceva, non l’avresti chiamata perché fosse la prima a ‘farne parte’.
Certe lunghe occhiate colme di emozione che ci siamo scambiati al di là e al di qua del vetro della sala di incisione, resteranno lo stigma della nostra più profonda amicizia.
Pupi
Immagine di apertura: Pupi Avati, il regista bolognese per oltre due decenni si è avvalso della collaborazione di Riz Ortolani nella realizzazione delle musiche dei suoi film.
